Le Iene, tra creduloni ed analfabetismo funzionale

Il 16 novembre di quest’anno, l’irriverente show televisivo targato Mediaset, “Le Iene“, ha mandato in onda un servizio, a cura di Mauro Casciari, sulla grindadráp nelle Føroyar.

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L’Europa (???) che uccide balene e delfini. Vediamo di approfondire un po’ il discorso…

Ora, cercherò di ignorare il fatto che, molto spesso, le Iene si trovino a trattare argomenti con eccessiva (se non estrema) superficialità e bias (parzialità); utilizzando tecniche realizzative tipiche delle testate scandalistiche di terza o quarta fascia, come per esempio quello che io adoro chiamare “taglia-cuci“, ovvero un montaggio audio-video molto spinto, che strumentalizza il materiale a propria disposizione per mercificare e modificare quello che l’intervistato sostiene.

Non fa in tempo a cominciare il servizio, che si notano subito due cose peculiari e che si riveleranno il filo portante del video: dialoghi serratissimi ad incutere ansia e spezzoni video tratti anche da filmati vecchi di almeno trent’anni (ho già spiegato in uno dei miei vecchi post, come le tecniche di caccia, e gli strumenti utilizzati, siano cambiati molto con il passare degli anni).

Già al min. 1:00, cito, Casciari sostiene che “gli uomini entrano in acqua e, armati di uncino, ne conficcano l’estremità nello sfiatatoio delle balene per poi dilaniarle a colpi di coltello […]”. In primis si ricorda che gli uncini accuminati sono banditi dal 1985, e che l’unico “arpione” legalmente utilizzabile durante la fase di caccia è il blásturongul (o blásturkrókur, lett. “gancio da sfiatatoio“), ovvero una sorta di lungo uncino non accuminato che viene delicatamente infilato nello sfiatatoio del globicefalo vivo per poterlo poi trascinare a riva. Le immagini del video (dove si vede un uomo conficcare violentemente un arpione nel corpo della balena) sono chiaramente – e lo si nota anche ad occhio nudo – immagini di repertorio, vecchie almeno di trent’anni, utilizzate “ad hoc” per creare sensazionalismo (tant’è vero che nei due tagli – il precedente e il successivo – si vede chiaramente che il gancio non è né accuminato, né tantomeno conficcato nel corpo del globicefalo).

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Un blásturongul. Come potete vedere, la sua punta è stondata per non creare lesioni ai globicefali.

Continuando (min. 1:45), “i giornalisti stranieri, da queste parti, non sono ben visti“, tant’è vero che, da italiano, non sono mai stato fermato una singola volta in cinque visite alle isole; e denomina la grindadráp come “un rito” che va in scena “ogni anno all’interno di questa comunità; una mattanza – la grindadráp – fuori dai tempi, che se una volta poteva trovare giustificazione nell’alimentazione di questa gente, che da quegli animali avevano l’unica fonte di sostentamento, oggi è completamente immotivata perché i loro supermercati sono pieni di ogni tipo di cibo“, come se fosse obbligatorio passare da un supermercato per riempire il frigorifero. Inoltre viene volutamente ignorato quello che è l’aspetto economico dell’import feroese, dove ogni anno la bilancia registra un negativo di 200.000.000 € per l’importazione di cibarie dall’estero. I prezzi, conseguentemente, sono alle stelle.

Attorno al min. 2:15, poi, Casciari cala l’asso: le balene verrebbero “trasportate sui cigli delle scogliere e da lì rigettate in mare; infatti, mangiarle regolarmente è diventato pericoloso per la salute, visti gli alti quantitativi di mercurio ormai presente nelle loro carni per via dell’inquinamento, al punto che […] nei supermercati non ce n’è traccia“. Al di la della totale assurdità del trasportare un animale – fresco di caccia (che spreco) – di tre tonnellate e mezza su una scogliera e buttarlo a mare; v’è anche da dire che un globicefalo galleggerebbe e non potrebbe andare a fondo. Quelle che sono gettate sono, quindi, ossa e parti inutilizzabili dell’animale come il muso o le pinne; oppure le carcasse di animali malati o con infezioni, oppure morsi da altri cetacei.

La cassiera del piccolo market “FK“, alla domanda del giornalista (vorrei utilizzare un’altro termine, ma non mi è possibile farlo) su dove fosse possibile acquistare della carne di balena, risponde “not in the stores” (non si trova nei supermercati), “it’s not something that you can buy” (non è un genere di cose che puoi comprare). E a ben vedere, considerato che la caccia ai globicefali nelle Føroyar non ha alcun fine commerciale; il fatto di non trovare in vendita carne di balena pilota nei supermercati corròbora solamente le prove che vedono la grindadráp come un’attività senza fini di lucro: la carne viene suddivisa tra gli abitanti e quivi distribuita gratuitamente.

Tolto il vantaggio, rimane così un solo effetto: quello di danneggiare irrimediabilmente l’ecosistema marino. Queste balene, infatti, con le loro feci fertilizzano i mari contribuendo allo sviluppo del fitoplancton, il più piccolo dei nutrimenti che è la base della catena alimentare del mondo acquatico. Un ruolo fondamentale, per le quali sono classificate a livello mondiale come ‘specie altamente protette’” (min. 2:46). Musica strappalacrime a parte, le balene pilota non sono una ‘specie altamente protetta’: la NAMMCO (the North Atlantic Marine Mammal COmmission) stima vi siano circa 778.000 capi nel solo nordatlantico, tant’è vero che la stessa commissione, nel 1997, ha valutato come sostenibile la pratica della grindadráp. Inoltre, i più recenti dati a disposizione dimostrano come l’ecosistema marino, a differenza di quanto si voglia far credere, non ne risulta assolutamente danneggiato: i globicefali si riproducono con un tasso circa 4.8 volte superiore al numero di animali uccisi dai feroesi.

Sempre proseguendo, si sciorina il classicissimo stereotipo degli “abitanti di queste isole così ricche […]” che “portano avanti una tradizione così brutale” (min. 3:10). Talmente ricche, queste isole, che il salario medio netto è di circa 1740 €, non di molto superiore alla media italiana (1510 €) ma comunque inferiore ai 2675 € della Danimarca (dati Numbeo.com). Indicativamente, il potere d’acquisto di un cittadino feroese è del 25 % inferiore a quello italiano e del 41 % inferiore a quello danese. Se a questi dati compariamo anche i costi di un “mini paniere”, si può notare come i prezzi al dettaglio – anche quelli per i beni di prima necessità come pane ed acqua – possono, in alcuni casi, anche essere quasi il 700 % maggiori, rispetto alla media italiana. Non male per delle isole “così ricche”, non credete?

Volenteroso come non mai, il nostro soldatino in missione per conto delle Iene (mai nome fu più adatto!) comincia un giro di interviste fra i passanti. Diamovi un’occhiata.

Alla prima signora viene chiesto “Ma lo sai che la balena è una specie protetta in tutta l’Unione Europea?” (min. 3:54). Che domanda stupida! Le Føroyar non fanno nemmeno parte dell’Unione Europea, e la stessa Unione Europea non ha voce in capitolo negli affari feroesi; lo stesso Parlamento Europeo ha più volte enunciato (cito) “nelle isole Fær Øer la caccia ai globicefali è legale. La Commissione ha limitate possibilità di intervenire direttamente in questo caso e non ha identificato eventuali violazioni del diritto unionale dovute alle attività svolte nelle isole Fær Øer da parte della marina e della polizia reali danesi in relazione a tale caccia [link]“.

E poi ancora: “Lo dica a suo marito: questa è ancora Europa! Per favore, fermatevi!” – Lo dico io ai telespettatori di questo osceno programma televisivo ed ai miei quattro lettori; per favore, disincantatevi! Esiste una storia ed un’innumerevole serie di dati che testimonia come la grindadráp non sia una “allegra festa dove, tra una risata e l’altra si squartano balene”, quanto un tradizionale metodo per procurarsi cibo in un angolo di mondo dove nemmeno crescono gli alberi.

Pensi che i turisti verrebbero qui se sapessero che [uccidete le balene?]” – Certamente! E continueranno a venire! Anzi, i dati in nostro possesso dimostrano che a partire dalle prime “incursioni” di Sea Shepherd, il turismo nelle Føroyar sta crescendo.

Insomma, qui sono tutti fierissimi della loro spietata tradizione, ma allora perché non la promuovono in nessun opuscolo, sito od agenzia turistica?” (min. 7:20). Alla giustissima risposta del feroese intervistato, aggiungo che sarebbe bastato cercare un poco meglio, perché di grindadráp si parla – eccome – nel portale turistico più importante, visitfaroeislands.com, con un articolo dedicato, intitolato, per l’appunto, “Whales, whale watching and whaling in the Faroe Islands“. Scansafatiche.

La Danimarca ha firmato una convenzione [quella di Berna, ndr.] in cui afferma che non vuole uccidere le balene, e qui siamo in Danimarca” (min. 8:09 ca.). Al di la del fatto che confondere il Regno di Danimarca per la sola Danimarca è una cosa da essere rimandati a settembre in geografia in 1° superiore; lo stesso Parlamento Europeo, come già menzionato nello stesso link poco addietro “nelle isole Fær Øer non sono applicabili nemmeno la convenzione di Bonn, la convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES) e della convenzione sulla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa (convenzione di Berna)“. La Danimarca-stato ha firmato tali convenzioni perché membro dell’Unione Europea, la Danimarca-regno no perché ogni nazione costituente del suddetto regno gode di autonomia. Quindi, no. Le Føroyar non sono Danimarca.

Questa gente non si sente danese, anche se alla Danimarca appartiene, ed è proprio questa volontà di secessione che mette le Far Oer in una posizione di forza rispetto al governo centrale, consentendole molti privilegi” (min. 8:25 ca.). Assurdità senza senso. I feroesi non si sono mai sentiti danesi: storicamente, infatti, sono discendenti dei norvegesi, e sotto la Norvegia vi rimasero dal 1035 fino al 1814, passando attraverso due unioni e cioé l’Unione di Kalmar (1397-1523) prima e il Regno di Danimarca-Norvegia (1524-1814) poi, quando col Trattato di Kiel furono cedute definitivamente alla Danimarca. È quindi sufficientemente logico che non si sentano cittadini di un governo (entrambe le unioni ebbero come capitale Copenaghen) che, fra le altre cose, le sempre considerate come poco più di una colonia da spennare a suon di tasse e proibizionismo.

Quindi si passa, sviolinando, alle interviste con i membri di Sea Shepherd. “Sono animali che ci mettono 30-40 minuti a morire, parliamo di minuti, non di secondi” (min. 11:35). Anche Marianna Baldo da ampia dimostrazione d’ignoranza, come del resto la maggior parte dei suoi compagni di giochi. L’intera fase della caccia dura – normalmente – circa 30 minuti, se le condizioni meteo sono favorevoli; tuttavia il tempo effettivo è sensibilmente inferiore, compreso fra 6 e 211 secondi, con una media di 29.2 secondi. Infinitamente inferiore rispetto ai quaranta minuti che la nostra marinaretta propina ai telespettatori italiani.

E così, scopriamo che la Danimarca non impiega solo forze di polizia; anche la Marina militare è coinvolta, affinché le grindadrap si svolgano senza intralci” (min. 11:55 ca.). Con la piccola differenza che le navi della Marina danese circolano per i territori della Danimarca-regno (quindi, ricapitolando, Danimarca-stato, Føroyar e Groenlandia) per tutto l’anno a vigilare per quanto concerne la legalità delle cose che avvengono nel regno (come, per esempio, imbarcazioni fuorilegge che pescano in acque territoriali) e non soltanto per il periodo di tempo nel quale i nostri amici “pirati” visitano le isole, in quanto né la Groenlandia né le Føroyar dispongono di forze via mare (con l’eccezione di un pattugliatore, il Brimil, che non è una nave militare).

La Danimarca ha firmato un trattato che impedisce la caccia alle balene nelle sue acque; il trattato è la Convenzione di Berna del 1979, sottoscritta assieme a tutti gli altri membri dell’Unione Europea a tutela della vita selvatica e dell’ambiente naturale. Mattanze come queste sono quindi vietatissime in Europa” (min. 12:02). Contrariamente a quanto si può immaginare, ripetere la stessa balla all’infinito non la farà diventare realtà. Per altro, quella era la tecnica di Joseph Göbbels («Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità»)… Ripetendo: alle Føroyar, tale convenzione non si può applicare.

Wyanda Lublink, néerlandese, è il primo ufficiale della Brigitte Bardot, una delle navi impiegate da Sea Shepherd per contrastare i feroesi. Parafrasando un celebre spot di pennelli, per un grande incarico ci vuole una grande cazzata; seguiamola. “La Marina danese qui alle Far Oer è finanziata dal governo danese. Spero che gli abitanti dell’Unione Europea comprendano che parte dei loro soldi, delle tasse che loro pagano vengono utilizzati per questo, per la marina danese per aiutare queste grind” (min. 12:44). Non c’è molto da dire in merito, se non che (cito) “la Commissione conferma che le isole Fær Øer non beneficiano di alcun finanziamento nell’ambito del fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per attività connesse alla caccia ai cetacei [link]“. Nessun fondo europeo viene impiegato per la caccia ai globicefali.

La restante parte del servizio (che potete riguardare a questo indirizzo) dice ben poco, se non riaffermare e ripetere quello che viene detto nei minuti precedenti. Roba di poco conto e poco spessore cultural-nozionistico.

Anche questa volta abbiamo potuto debunkerare l’ennesima carrellata di bugie e falsità con il solito retrogusto di imperialismo culturale. Il tutto, ovviamente, condito dallo spezzone finale del video che mostra il mare insanguinato con sovrimpresso il sito internet di quei buontemponi di Sea Shepherd. Chissà se questa vergognosa pubblicità gratuita, su un canale TV nazionale, avrà fruttato loro qualche donazione in tempo di vacche magre. C’è da sperare che i proventi li debbano spendere in pasticche contro il mal di mare!

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48 pensieri su “Le Iene, tra creduloni ed analfabetismo funzionale

  1. La lunghezza dell’articolo e dei commenti fa solo venire il latte alle ginocchia. A me è bastato arrivare alla prima foto, in cui un gancio avrebbe la punta stondata “per non creare lesioni ai globicefali” (sic). Guarda, avrei giustificato tutto, dal folklore all’alimentazione, ma di fronte ad una tale imbecillità non sono andato oltre. Buona fortuna con le vostre battaglie ridicole, ridicole perchè si arrampicano sempre sugli specchi. Avrei accettato di più un “lo facciamo perchè ci piace e delle balene non ci frega niente.” L’avrei giustificato di più, davvero.

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    • Se non è in grado di andare oltre alle figure, le consiglio i libri illustrati, come quelli che si usano alle scuole dell’infanzia. Per parlare di un argomento oggettivamente complesso e pieno di sfaccettature, è necessario avere la capacità di porsi all’interno della questione in oggetto, e non di osservare solamente dall’esterno. Gli abitanti delle isole Faroe, a differenza di quanto vuole, e vogliono farle, credere, non sono né dei sadici che si divertono ad uccidere balene “per tradizione”, o “come rito di passaggio”, come scritto altrove, ma semplicemente considerano i globicefali come una delle risorse naturali che popolano i loro mari. Che poi, sarebbe bastato dare una occhiata a qualcun altro dei miei post…

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  2. Sono letteralmente basito di fronte ad un tizio che tenta di difendere una pratica del tutto inutile e violenta,oltretutto unione europea o no è assolutamente ingiustificabile una simile barbaria,non mi va nemmeno di dilungarmi spero solo che cancelli al più presto questo scempio di articolo e ti faccia un esame di coscienza.
    Hai ricevuto solo commenti negativi(e ci mancherebbe altro!!!)
    VERGOGNATI!!!!!!

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    • Può restare basito quanto vuole, la sostanza della realtà dei fatti non è cambiata negli ultimi 1200 anni e non cambierà di certo ora che Lei, o la restante parte della combriccola di disadattati che ha commentato fino ad oggi, ha adoperato la terribile arma del CAPS-LOCK.

      Buona giornata, disadattato ignorante.

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  3. È indubbiamente vero che Le Iene fanno montaggi audio video spesso distorcendo la realtà e manipolandola a loro piacimento, ma la realtà è una sola, e non può certo essere cambiata e distorta. Mi pare che invece in questo articolo (che ahimè è stato scritto veramente bene) la realtà sia stata distorta parecchio. Vengono presi in considerazione dati vecchi di decenni (almeno così mi pare dopo aver fatto una veloce ricerca) e viene difeso a spada tratta il popolo delle omonime isole, quando invece è risaputo che la carne di balena la si può trovare in parecchi ristoranti. Non mi dilungo perché tutto quello che vorrei dire è già stato ampiamente spiegato dal sig. Alessio (che ringrazio), e l’ultima cosa che vorrei far presente è che questo articolo mi ha davvero amareggiata.
    Trovo inconcepibile che un essere umano possa essere così impassibile alla sofferenza e mancare così tanto di empatia verso gli altri esseri del creato. Ti auguro di non essere mai accoltellato a tradimento e di non dover mai soffrire interminabili minuti prima di morire, magari guardando impotente i tuoi figli che muoiono con te, senza capirne il motivo. Perché motivi non ce ne sono ormai, nel 2017, per commettere una simile barbarie.
    Le persone come te mi mettono i brividi. Spero di cancellare al più presto il tuo ricordo.

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    • Cara Silvia, nonostante pare che io ti metta i brividi, ti ringrazio comunque per il commento lucido e la pacatezza.

      Non so a quali dati “vecchi di decenni” tu ti riferisca: se si tratta del computo del numero di balene cacciate (e la quantità di carne e grasso ricavatane), puoi verificare tu stessa qui.

      Per quanto riguarda la carne di balena nei ristoranti, mi duole doverlo ripetere, si tratta spesso e volentieri di carne avanzata dalla distribuzione gratuita, oppure di carne data in uso ai ristoranti da famiglie che non ne consumano, ecc. Quanto al fatto che essa venga “venduta” al consumatore, beh, mi pare una cosa abbastanza normale: il costo del prodotto finale, soprattutto in ambito culinario, è dato dalla manodopera. Il costo delle sole materie prime (ingredienti) per fare una pizza margherita si aggira sui 65 centesimi, eppure sfido chiunque a trovare ovunque in italia una pizza a meno di € 4,50…

      Non lo hai menzionato, ma lo ricordo io: la carne che si trova nei supermercati, specialmente esteri, ma anche feroesi, è spesso di provenienza islandese o norvegese. (Mai trovata carne feroese in un supermercato, in cinque anni di visite, ma potrebbe essermi sempre scappata…)

      Mi spiace, ma la carta “lacrimuccia disneyana” non mi impietosisce: un animale è pur sempre un animale, e quando si ha fame si mangia ciò che la natura ti mette a disposizione. Molto comodo fare gli ambientalisti a suon di papaya e quinoa; a quale “prezzo” sono state portate in Italia, da un punto di vista di consumo del territorio ed inquinamento? Mi pare già un buon motivo per preferire uno stufato di balena (peraltro, gratis) a della merda importata dall’altra parte del globo per vantarsi con gli amici di non essersi mai sporcati le proprie mani per portare a casa la cena.

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  4. Creduloni e analfabetismo… ma vergognati, venduto! Non le mangiano le balene, lo capisci? Capisci che ormai è solo una tradizione barbara come la corrida? Vanno eliminate questi scempi INUTILI, ecosostenibili o no… il giornalista che andrebbe chiamato in un altro modo sei tu, scarso nel tuo lavoro quanto come essere umano.

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    • Se tu avessi letto l’articolo dove illustro come si mangia la balena pilota, non mi avresti rivolto tale, ridicola, osservazione. (E si che è pure scritto in italiano.) “Vergognati, venduto”, detto da qualche d’uno che probabilmente avrà creato il profilo apposta per commentare qua e fare polemica sterile, inutile e senza portare nemmeno un utile punto di vista, è una medaglia al mio intento.

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  5. Partendo dal fatto che vedendo la data di pubblicazione dell’articolo sono un pò in ritardo per dire la mia, ma ehy, questo è l’internet e ogni uno può sparare a zero su qualsiasi argomento senza paura e senza la minima conoscenza, tanto siamo dietro uno schermo e nessuno può toccarci vero? Comunque, ho letto l’articolo, ho letto i commenti e l’unica cosa che provo è disgusto. un grande e profondo disgusto. Non certo per l’articolo badate bene (si sono uno di quelli che sostiene la caccia COME MEZZO DI SOSTENTAMENTO, ma dopotutto quando ci sono di mezzo degli animali la gente va nel pallone) Il disgusto mi viene perchè un articolo del genere ha come scopo principale mostrare come le notizie vengano manipolate e servite su un bel piatto in pasto a noi, di come le Iene si divertano a fare giornalismo da quattro soldi, di come una piccola comunità sia descritta come adoratori del demonio…e la risposta dei lettori (non tutti fortunatamente, almeno quello) qual’è? LE BALENE NON SI TOCCANOOOOO!!!!!1111ONE!!!! SCHIFOSIII!!! USATELI VOI GLI UNICINNIIII!!!. C’è….sul serio? io capisco tutto è, amo gli animali e compagnia cantando, ma porca troia a tutto c’è un limite!! Si parlava di disinformazione e giornalismo finto e si risponde con i diritti degli animali importantissimi per carità, ma non era quello il punto. Se l’articolo avesse parlato di, che ne so, di qualsiasi altra cosa che non riguardasse gli animali, tutti si sarebbero alzati dicendo “buuu ieneee!!1 gombolottooo!!!”. ma no. siamo buonisti perchè ci sono delle balene di mezzo. e vabbè, ormai dovrei essermi abituato all’italia…ma ogni giorno ti riserva sempre un boccone più amaro.

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  6. Egregio signore,

    come giustamente fa notare, in seguito al servizio delle iene, mi sono voluto informare anche io in merito alla caccia alle balene delle isole faroe. Nel farlo mi sono imbattuto nel Suo articolo, che ha stimolato la mia curiosità.
    Purtroppo, per quanto affermi di lottare in nome dell’OGGETTIVITà, ed a questo punto della VERITà, devo rilevare come Lei pecchi di arroganza e supponenza, nonchè, tra l’altro, di come fornisca una realtà distorta da quella che è la verità.
    Le vorrei, quindi, rispondere, sperando, nel farlo, di suscitare in lei qualche pensiero che possa scuoterLa da una posizione definibile arcaica.
    Partiamo da principio, e per punti:

    Lei assume e cito: “In primis si ricorda che gli uncini accuminati sono banditi dal 1985, e che l’unico “arpione” legalmente utilizzabile durante la fase di caccia è il blásturongul (o blásturkrókur, lett. “gancio da sfiatatoio“), ovvero una sorta di lungo uncino non accuminato che viene delicatamente infilato nello sfiatatoio del globicefalo vivo per poterlo poi trascinare a riva”, orbene, per quanto si possa disquisire sul significato di “uncino” (termine utilizzato dal giornalista mediaset), la circostanza che questo abbia, o meno, una punta accuminata non distoglie lo stesso dalla sua natura.
    Del resto il dizionario Sabatini-Coletti definisce la parola “uncino” come: “Gancio, arnese di metallo ripiegato su se stesso e spesso appuntito, per afferrare qlco.”, insomma un blásturongul, come da lei stesso affermato.
    Dichiarare, poi, che questo venga inserito “delicatamente “, mi scusi, ma ha del ridicolo. Ha mai provato ad inserire un oggetto nel naso di qualcuno contro la sua volontà?o ha mai avuto un animale a cui dover fare una qualsiasi operazione a lui non gradita?Beh tutto si deve essere meno che essere delicati! (senza contare la evidente documentazione video che si può trovare su internet totalmente contraria a quanto da Lei assunto).
    La pregherei, quindi, di attenersi alla realtà dei fatti.
    Lei afferma come ” la bilancia registra un negativo di 200.000.000 € per l’importazione di cibarie dall’estero”.
    La notizia è vera, peccato si sia dimenticato di ricordare come le isole in questione esportino gran parte del pescato, ricavando dallo stesso un ingente introito.
    La caccia alle balene, quindi, a fronte di un pescato che permette esportazione, è una pratica fine a sè stessa.
    Lei sostiene come “a ben vedere, considerato che la caccia ai globicefali nelle Føroyar non ha alcun fine commerciale”.
    La circostanza è totalmente FALSA.
    Seppur sia vero che la carne viene distribuita gratuitamente fra gli abitanti del villaggio, questo non significa che dallo stesso non possano ricavarsene guadagni.
    E’ notorio, infatti, come nel corso dell’anno vi siano vari festival in cui poter assaggiare, A PAGAMENTO, la carne di balena, nonchè la possibilità di gustare la medesima presso diversi ristoranti (si presume, ma penso io, sempre a pagamento).
    Lei dichiara: “le balene pilota non sono una ‘specie altamente protetta’: la NAMMCO (the North Atlantic Marine Mammal COmmission) stima vi siano circa 778.000 capi nel solo nordatlantico, tant’è vero che la stessa commissione, nel 1997, ha valutato come sostenibile la pratica della grindadráp”
    Noto con piacere che, a suo avviso, le specie degne di tutela debbano essere solamente quelle classificate come “altamente protette”, delle restanti, evidentemente, poco le importa.
    Lasciando perdere, per un secondo, le posizioni personali, citare un organismo storicamente favorevole alla caccia alle balene per giustificare la medesima lo trovo un attimo disarmante, ma non si parlava di “oggettività”?!
    Comunque, giusto a titolo informativo, e venendoLe incontro, posso dire che effettivamente la IUCN ha .dichiarato come PROBABILMENTE sostenibile la pratica della Grund (questa si chiama OGGETTIVITA’, ma non le voglio insegnare il suo “lavoro”).
    Sul punto, però, esporrei qualche riserva poichè i dati che Lei cita (778.000 capi nel nordatlantico), sono relativi all’anno 1992, ad oggi non è possibile stimare quanti ve ne siano effettivamente.
    Il link http://www.iucnredlist.org/details/9250/0 e una domanda: ma non erano le iene a usare fonti di 30 anni fa??
    Per quanto riguarda la posizione Europea. Lei afferma come l’UE, sostanzialmente, non si interessi alla questione perchè al di fuori della propria giurisdizione.
    La tesi è totalmente infondata.
    Non solo l’UE ha espresso più volte la sua preoccupazione e contrarietà alla pratica (una su tutte, http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2013-009528&language=IT), ma ha portato la sua preoccupazione anche alle autorità faroesi (http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=P-2014-006608&language=IT).
    Probabilmente si è dimenticato di scriverlo.
    Del resto è anche falso quando assume come non vengano utilizzate risorse dell’unione europea per l’attività in questione.
    Se è pur vero, come Lei giustamente afferma, che non sono stati stanziati fondi per la caccia alle balene in modo specifico (con solo riferimento al FESR, non sappiamo di altri fondi), è anche vero che POLIZIA, GUARDIA COSTIERA E MARINA MILITARE sono sovvenzionati da fondi europei e se gli stessi vengono utilizzati per “controllare” la caccia alle balene, per l’effetto sono stati spesi per la caccia medesima.
    In ultima analisi, e poi mi fermo qui, ma avrei altro di cui potrei discutere, anche se evito per non diventare prolisso, Lei afferma come i cetacei muoiano in SOLI 29.2 secondi (lasciando da parte la circostanza per cui 211 secondi sono quasi 4 minuti di agonia, molto furbo scriverlo in numeri da parte sua, sempre oggettivo). Comunque Le chiedo se, secondo Lei, 30 secondi siano un tempo ragionevole, considerato il fatto che, solitamente (senza scomodare alcuna sorta di legislazione), si cerca di dare una morte ISTANTANEA all’animale.
    Se poi, per Lei, è un tempo ragionevole, La invito a squarciarsi la schiena per verificare la soglia del dolore da Lei sopportabile. Dopo che lo ha fatto è potremo parlare di ragionevolezza.

    Potrei andare avanti nella critica del Suo articolo che, lungi dall’essere oggettivo, ha il merito quantomeno di avermi stimolato in un approfondimento ulteriore.
    La ringrazio, quindi, della possibilità e spero che i miei spunti siano fonte di riflessione anche per Lei.

    Buona giornata

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    • Buonasera sig. Alessio,
      tralasciando le sue personalissime convinzioni sul mio conto e relative al mio operato, mi permetta di “gettare benzina” e di trattare le sue argomentazioni.

      Paragonare la manovra di aggancio tramite blásturongul / blásturkrókur in uno sfiatatoio con l’inserire un oggetto in un naso umano mi pare francamente ridicola, confrontando le elevate capacità mobili del collo umano e quelle ridotte di un cetaceo, che non è un animale famoso per annuire o dimenare il capo. La definizione del Sabatini-Coletti potrà anche asserire che un uncino sia appuntito, peccato che io le abbia allegato una foto dello stesso strumento. È da premettere che la testa di tale arnese ha un diametro di 25mm (e a tal proposito la invito a prendere visione del sito in quanto interessato a produrre un articolo relativo alla strumentazione utilizzata nella caccia) e lo sfiatatoio non è molto più grosso. Asserire che un simile strumento possa essere inserito in un foro non più grande di 30mm con violenza è balzano e irragionevole, altro che ridicolo!

      Quanto al discorso “economico” vi è da dire che l'”ingente introito” derivato dalla pesca non è sufficiente a garantire l’indipendenza economica delle isole. E si tratta comunque di qualcosa di irrilevante ai fini della caccia, come per dire: importiamo abbastanza olio dall’estero, possiamo anche smettere di produrne noi. È un discorso senza né capo né coda, e assolutamente instabile dal punto di vista economico: una stagione pessima per la pesca (e non è evento raro) e voi mancati introiti, come “importi” il cibo dall’estero? Senza contare il fattore ambientale, visto che – come già detto – vascelli a vela non se ne vedono più da più di un secolo.

      Quanto alla “commercialità”: quel che faccia un privato con la spettante quota di carne e grasso è affar suo. La prima distribuzione della carne è gratuita: chi non ne vuole non è di certo obbligato a lasciarla marcire. C’è chi la dona a conoscenti bisognosi, chi la da all’ospedale, chi la consegna ad un ristoratore… questo non fa diventare la caccia a fini commerciali.

      L’Università di Tórshavn è impegnata in un vasto programma di ricerca per quanto riguarda la popolazione di globicefali, e collabora con NAMMCO dotando alcuni animali di ricetrasmettitori al fine di monitorarne i flussi migratori. Sarà mia cura stendere un rapporto sui risultati quando verranno pubblicati.

      Confondere Unione Europea, Regno di Danimarca e Danimarca probabilmente è sintomo di una lettura spannometrica del mio articolo; visto che le piace citare europarl, si legga il punto dove lo stesso Parlamento sostiene che “la Commissione conferma che le isole Fær Øer non beneficiano di alcun finanziamento nell’ambito del fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per attività connesse alla caccia ai cetacei”. Polizia, guardia costiera e marina militare sono del Regno di Danimarca e non europei, quindi sostenuti coi fondi del Regno (mai sentito parlare di tasse?). Più semplice e chiaro di così!

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  7. Pingback: Una difesa imbarazzante | DeusExMaghena

  8. Mai titolo è stato più azzeccato. La buona parte dei commentatori, ovviamente comodamente adagiata sulle “tesi emozionali” di Casciari (chiamiamole così), dimostra evidentemente di essere analfabeta funzionale, perché dagli interventi è chiaro che non si comprendono le argomentazioni dell’articolista e non si è in grado di mettere in relazione i dati con le cose. Il tutto nella più totale libertà di pensarla come si vuole, per carità, ma siamo davvero a livelli bassi di comprensione di un testo. Andiamo male, molto male.

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    • Grazie per il tuo commento, Francesco. Non sono impegnato in crociate per far cambiare il pensiero dei miei lettori (anche se, ammetto, mi piace l’idea che qualcuno lo faccia, dopo aver letto e compreso quanto scritto), espongo solamente quelli che sono i fatti oggettivi. Se poi il visitatore vuole ignorare tutto e fare attacchi personali “comodamente adagiata sulle tesi emozionali di Casciari”, beh… hai detto tutto tu! 😉

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      • Ci mancherebbe, ognuno la pensi come vuole. Quello che mi dà da fare in questo e tanti altri casi è il metodo, e quello che mi demoralizza è la totale mancanza in tanta gente anche ben scolarizzata della alfabetizzazione minima fattuale che permette perlomeno di interpretare ciò che si legge. C’è uno/a qui sopra che commenta: “non credo che un uncino morbido sia così umano, perché tanto l’animale muore comunque”, oppure “se muore in 30 secondi anziché in 30 minuti non è meno morto, quindi è lo stesso”.
        Insomma, ha letto il testo senza comprenderlo: ritiene nella sua interpretazione completamente fallace che la tua argomentazione sia più o meno “un uncino non acuminato non genera alcuna sofferenza negli animali e rende la pratica della caccia ai globicefali lecita, carina e lodevole” mentre quello che tu chiaramente intendevi era tutt’altro, ovvero ridimensionare sensibilmente affermazioni del video che descrivono come inutilmente barbariche e violente le pratiche della caccia riportando fonti datate o manipolate; non dando tu peraltro, in quel passaggio puntuale, alcun giudizio di merito sul fatto in sé.
        Vedo che a volte hai giustamente contro argomentato spiegando meglio il punto, ma il fatto è che, gentilezza a parte, non avrebbe dovuto essere minimamente necessario, dato che dall’articolo – ben scritto – si deduce(rebbe) tranquillamente tutto.
        Uno che legge che la balena muore mediamente in 30 secondi e interpreta la frase come una giustificazione a priori della sua uccisione quando è invece solo il riportare dati corretti a fronte di strumentalizzazioni è linguisticamente un idiota, nel senso che non ha gli strumenti per comprendere le cose che legge. Non per giudicarle, ma proprio per comprenderle in prima istanza. E tutto questo, sia chiaro, al netto del fatto che sia giustificabile o meno la caccia a ste benedette balene (ammesso e affatto concesso che sia nostro diritto/dovere pronunciarci sulla faccenda per il solo fatto di possedere un device connesso a internet con tastiera incorporata).

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  9. Ma non ti vergogni ad aver scritto un articolo simile?
    Strumentalizzato o meno il servizio, questo è quello che fanno, torturare fino alla morte animali innocenti. Questa è una cosa che speri i tuoi figli sappiano e “capiscano?”
    Brividi. Sei un barbaro tanto quanto quei poveri beoti che si divertono a fare questo.
    (Invece di scrivere un sacco di cazzate, vai a lavorare)
    Fabio Bressan

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    • Treccani. Tortura: “[…] qualsiasi sevizia o atto di crudeltà, o come fine a sé stessi, per mera brutalità, o come forma legale di pena corporale […]”. Da quando procacciarsi cibo è diventata “tortura”? Considerato poi che è falso, come già provato e linkato, che i globicefali “soffrano per 40 minuti”, così come suggerito dalla marinaretta in divisa nera?

      Non mi vergogno, e non mi vergognerò mai, di esporre oggettività.

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  10. solo al pensiero di portare mio figlio a questa mattanza abominevole mi viene la nausea. Trovo vergognoso che tu abbia creato una pagina per difendere alla fine non degli interessi culturali di una minoranza etnica ma semplicemente i tuoi beceri affari in quelle isole. Nessun passaggio “tecnico” del meccanismo di svolgimento di questa vergogna ha la parvenza di essere una necessità. Se cio lo fosse ci sarebbero pescherecci al largo delle isole a pescare e industrie o laboratori di trasformazione del pescato a riva, per la sussistenza della povera e stremata popolazione di queste isole. Il fatto che il tutto si svolga senza nessun tipo di pubblicità testimonia solo il fatto che, coloro che perpetrano questo macello, si vergognano essi stessi di quello che fanno e cercano di evitare il più possibile verità scomode e vergognose. Tu che hai creato questa pagina sei peggio di loro perchè vuoi giustificare una cosa che nemmeno loro vogliono giustificare. Lascia stare i massimi sistemi per giustificare tale abominio, Gli abitanti di quelle isole stanno uccidendo il loro futuro con le loro stesse mani, saranno additati come i maccellai d’Europa nei lustri a venire.

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    • Guardi, sig. Gianpaolo, non capisco quali affari io starei difendendo. Sono cittadino italiano, vivo e risiedo in Italia, e le Føroyar non sono null’altro che la mia meta per le vacanze. Non vengo di certo pagato per fare quel che faccio, anche perché – a quel punto – starei pure facendo un pessimo “lavoro”, visto che il mio blog ha solo tre articoli in croce. Già con questa sua osservazione si è tagliato del 50% la sua credibilità (oltre che ad aver dimostrato la sua spiccata propensione verso il complottismo). A chiudere i giochi aggiungo che una attività produttiva non abbisogna necessariamente di essere “industriale”: mio nonno ha un orto e produce per se qualche verdura, eppure non ha una attività agricola. Semplicemente mangi di quello che produce. Fino agli anni 80, credo (potrei sbagliarmi), era presente uno “stabilimento baleniero” a Við Air (letteralm. “presso il fiume”) costruito nel 1908 dalla compagnia norvegese Chr. Salvesen & Co., ma la carne era rivenduta in Norvegia. Stabilimento che è passato per varie proprietà per poi chiudere negli anni 80, con il termine delle attività commerciali.

      Quanto alla presunta “non pubblicità”, debbo rammentarti che esiste una pagina apposta sul portale turistico VisitFaroeIslands e addirittura un sito in lingua inglese (whaling.fo) che contiene un sacco di informazioni utili: il fatto che lei non sia a conoscenza di tale attività significa solamente che non ha evidentemente ricercato a sufficienza. Del resto, se o feroesi avessero voluto nascondere agli occhi dei turisti o del pubblico tale pratica, avrebbero potuto creare un sistema di produzione industriale, chiuso in qualche stabilimento e di certo non a cielo aperto. Chi dovrebbe vergognarsi per le insinuazioni e per l’ignoranza è lei.

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  11. Questa “tradizione “va avanti solamente perche la gente che vive nelle faroe è sadica, si diverte nell’uccidere animali indifesi,e ha probabilmente qualche problema psichico visto che vive 365 giorni all’anno isolata dal mondo.
    Sarei contento se dovessero vivere solo di balene

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    • Grazie per il contributo. A quale titolo dichiari ciò? Ci sei mai stata? Vivi in una campana di vetro, attento/a a non calpestare alcuna formica? Medico psichiatra? Illuminami, perché evidentemente non mi sono bastati cinque anni di visite alle Faroe per capire quello a cui assistevo…

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  12. Io, personalmente, non lavoro per nessuna associazione ambientalista, ma ho i miei dubbi su ciò che lei sta discutendo. Dal basso della mia ignoranza sull’argomento, ritengo che non ci sia nessun tipo di “moralità soggettiva” nell”uccidere i globicefali( si parla di uccisione di massa) per poi non farci praticamente nulla. Non siamo nella preistoria, che gli uomini vanno in giro nudi con una lancia per procacciarsi cibo.. inoltre io noto del puro sadismo nelle parole degli abitanti di queste “belle” isole. Questa mattanza avviene per divertimento.. mi spiega perché “coloro che cacciano per sostentamento ” portano a caccia i loro figli, di pochi anni, e in un mare di sangue permettono loro di giocarci come se fossero oggetti o giocattoli?? Ma quale sostentamento e quale moralità, possiamo parlare unicamente di PERVERSIONE!

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    • “[…] per poi non farci praticamente nulla.” – Beh, se procurarsi del cibo per lei conta “nulla”, non sarò di certo io a farle cambiare idea. Tuttavia, le ribadiscono che carne e grasso di quei globicefali viene ancora consumata, e che vi sono molte preparazioni per questo alimento, la più famosa delle quali si chiama “grind og spik” (se non si fida può cercarlo tranquillamente su google). Inoltre, se fosse una goliardata non capisco a che pro documentare tutta la caccia, segnare il numero di animali uccisi, la loro lunghezza, il loro peso e quanti “skinn” se ne ricavano (uno skinn equivale a circa 50 kg di carne e 25 kg di grasso). Il tutto ininterrottamente dal 1709. Se fosse stato solo un passatempo, a che pro fare tutti questi calcoli?

      Per quanto riguarda i bambini, loro adorano il contatto con la natura. Se le dovesse capitare di andare alle Faroe, noterebbe subito che tutti i bambini sono sempre in tuta: amano stare in mezzo ala natura, con tutto ciò che comporta, compreso aiutare i genitori nelle preparazioni “gastronomiche”. Vanno a pesca, aiutano a pulire le interiora e le carcasse delle pecore, osservano (e, sì, giocano) le balene e sano da dove loro cena viene; a differenza dei nostri concittadini che comprano la bistecchina al supermercato. Se fossi feroese, non mi scuserei mai per questo. Altro che perversione!

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      • Ma allora perché gli abitanti sono i primi ad affermare che lo fanno ” così perché diverte e lo facevano gli antichi”? Inoltre mi sconvolge che Lei ritenga che ” i bambini stiano a contatto con la natura”, io non la reputo natura sinceramente, a me sembra ” educazione alla malvagità ” , non c’è niente di umano in queste persone, né nulla di innocente in dei bambini che giocano con cuccioli morti di balena. Io mi chiedo perché lei ci tiene così tanto a far passare questa mattanza dell’orrore, come una semplice caccia. Detto ciò, ognuno ha la propria opinione e fortunatamente il mondo è vario e vasto.

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  13. È inutile continare a discutere sul fatto della tradizione, del sostentamento, dell’affilatezza delle armi, perché sarà impossibile trovare un punto d’incontro tra i due pensieri.
    Mi chiedo però per quale motivo lei continui a pragonare Sea Shepherd e tutti i volontari a dei veri e propri terroristi

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    • A me non interessa “convertire” nessuno, né obbligo nessuno a pensarla come me o come i feroesi. Lo scopo della pagina è quella di fare dell’informazione nuda e cruda, senza propaganda. Del resto, di propaganda pro-Sea Shepherd se ne vede e non poca; strano che non abbiano indicato in sovraimpressione il numero di C/C per raccogliere le donazioni. Quando mi riferisco poi al terrorismo, lo faccio con duplice cognizione di causa: quando la brigata di Watson venne nelle Faroe nel 1986, lo fece con la chiara intenzione di fare del male, tant’è vero che lanciarono razzi ai gommoni della polizia feroese in mare aperto (e il tutto è documentato su YouTube). In secondo luogo perché si tratta di imperialisti culturali, che mirano a decidere cosa è giusto e cosa sbagliato ed imporlo a terzi, senza tenere conto delle realtà locali. Esattamente come fecero in Groenlandia con gli inuit e la caccia alle foche; inuit che in 4000 anni di storia non hanno mai condotto una guerra e che ora stanno fronteggiando la scomparsa della loro cultura e della loro popolazione indigena.

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    • L’analfabetismo funzionale c’entra per un motivo molto banale: con la mole di informazioni in rete, alcune delle quali precise e puntuali, lasciarsi influenzare da palese disinformazione e da bufale di terza categoria è sintomo di analfabetismo funzionale. Leggi un testo / guardi un video e lo prendi per buono senza approfondire, credendoci alla cieca.

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  14. In realtà “giornalista” non è la definizione corretta, non essendo Mauro Casciari presente nell’albor professionale dei giornalisti, né dei pubblicisti, facilmente consultabili on line

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  15. Ho montato personalmente alcuni servizi delle iene pochi anni fa.
    La storia delle: “tecniche realizzative tipiche delle testate scandalistiche di terza o quarta fascia, come per esempio quello che io adoro chiamare “taglia-cuci“, ovvero un montaggio audio-video molto spinto, che strumentalizza il materiale a propria disposizione per mercificare e modificare quello che l’intervistato sostiene” è un dubbio legittimo ma dalla mia esperienza falso.
    Anche perché le Iene toccano continuamente argomenti dove girano parecchi soldi e chi ha i soldi di solito ha avvocati bravi e ci mette zero ad intentare una causa che vincerebbe a mani basse.
    Le registrazioni originali vanno presentate in giudizio e funzionano da prove.
    È possibile che anche loro con i tempi e i budgets ridotti facciano dei lavori poco approfonditi per riempire le puntate, ma ciò non può nemmeno buttar merda su tutta la loro produzione.
    Fanno un lavoro di denuncia importante e aimè in questo paese, necessario.
    Troppe volte ho sentito personalmente gente che consigliava di chiamare “le iene” per difendersi da soprusi o fermare truffe o truffatori.
    Apprezzo il suo meticoloso lavoro in quest’articolo, grazie a questo lei venderà altri banner pubblicitari.
    È giusto, fa benissimo.
    Ma mi faccia dire che il primo a fare sensazionalismo è lei.
    Oppure si sente di dire che tutte le Iene sono approssimative o che la maggior parte dei servizi sono campati in aria?
    Hanno centinaia di cause aperte e di solito le vincono.
    Faccia lei…

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  16. Ho visto anch’io, non senza un consistente senso di nausea, il servizio delle Iene. Ed ora, per caso, incappo in questo articolo.
    Voglio prendere per buoni tutti i rilievi circa le inesattezze, e se vogliamo la presunta partigianeria, del suddetto servizio, pertanto non starò ad addentrarmi sugli aspetti legali della faccenda o sui rapporti che legano le isole Fare Oer alla Danimarca e tantomeno su chi, più o meno a buon diritto, avalla di fatto certe pratiche sanguinarie e su come lo faccia.
    Vorrei solo far presente che non necessariamente il fatto che un’attività sia “legale”, la rende moralmente accettabile. Gli esempi di assetti normativi (che permettono o semplicemente non vietano un qualcosa) i cui esiti sono assolutamente discutibili, nel mondo si sprecano.
    E mi perdonerà se la mia impressione è che Lei si stia un po’ arrampicando sugli specchi nel cercare di difendere questa tradizione. Ad esempio quando si ritiene in dovere di precisare che l’uncino utilizzato non è acuminato e che esso viene “delicatamente” infilato nello sfiatatoio del povero animale per trascinarlo a riva, o che l’animale in realtà ci mette “solo” ventinove secondi in media a morire (quindi? Il fatto che l’animale venga ammazzato più “delicatamente” o in meno tempo lo rende forse meno morto? Mi sembrano argomentazioni un tantino capziose…).
    Pertanto, ed evitando accuratamente di addentrarmi in questioni etiche sul consumo di carne animale (peraltro chi le scrive non è vegetariano o vegano e non condivide gran parte del loro approccio a certe questioni), Le chiedo senza tanti giri di parole: Lei cosa intende sostenere?
    Che gli abitanti delle Isole Fare Oer sono dei poveri morti fame che non hanno alternative a questa mattanza per nutrirsi decentemente?
    Che il fatto che la stessa sia del tutto legale rende gli animali che ne sono oggetto meno in via di estinzione?
    O che una tradizione possa (o addirittura debba) essere preservata solo in quanto tale (negando con ciò l’essenza stessa dell’evoluzione, soprattutto morale, dell’uomo oltre a privare di ogni fondamento l’intera problematica del rapporto tra essere umano e ambiente in cui vive)?

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    • Rigiro le domande: milioni di mucche, maiali, agnelli, galline e altri vengono squartati giornalmente per farci mangiare a noi. Che differenze ci sono tra i faroesi che uccidono un numero controllato di animali ogni anno da distribuire alla popolazione (gratis) e tra i mattatoi nostrani?

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      • Caro Fred la differenza è che gli animali da lei citati sono animali da allevamento, quindi lei può acquistare un prodotto che per natura oggi si riesce a controllare la riproduzione la crescita e poi il macello. Non entrò nella giustezza o meno di come vengono allevati gli animali citati.
        Le balene o simili sono specie protetta e credo ma spero vivamente di sbagliarmi che l uomo non riesca a controllare la riproduzione e a malincuore fatica a controllarne l’esistenza.
        Una balena vive 100 anni un pollo molto meno, faccia lei i suoi conti

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    • Buongiorno Francesco, grazie per il tuo commento. Cercherò di essere esaustivo!

      Innanzitutto, rispondo per quanto concerne la questione legalità / moralità: non è un punto su cui io personalmente insisto, perché la moralità non è mai oggettiva, ma sempre soggettiva. Per cui, quello che può essere moralmente accettabile per me, non può esserlo per te e questa differenza può aversi per svariati motivi, culturali, geografici, teologici ecc… Il mio punto di vista è, sì, la grindadráp è accettabile moralmente in quanto soddisfa una necessità primaria dell’uomo, ovvero quella di procacciarsi del cibo per l’inverno; il fatto che non si tratti di un “festival” (come viene talvolta etichettato) o un rito di passaggio, o comunque una tradizione pseudo-ludica, la demarca molto nettamente da altre pratiche – molto più opinabili – che mirano a perpetrare violenza gratuita ed inutile per l’animale a solo scopo (o, con primario scopo) di intrattenimento. Giusto per fare un distinguo su cui, credo, si troverà d’accordo con me. Quanto concerne la moralità della caccia, mi trova nuovamente propenso al suo riconoscimento come pratica accettabile anche a fini ambientali: non essendoci produzione industriale, la grindadráp non produce inquinamento e non costringe l’animale ad una “vita” di segregazione lontano dalla sua natura; due punti che, assieme a quello della produzione locale e quindi a km-0, mi permettono di far propendere la bilancia verso una accettabilità (morale) sufficientemente grande.

      E mi perdonerà (io l’ho fatto) se ho dovuto snocciolare tecnicismi e rimarcare la “smussatezza” del blásturongul e che la manovra di inserimento dello stesso nello sfiatatoio deve essere necessariamente delicata. Del resto, il diametro dell’attrezzo è di 25 mm, di poco inferiore a quello dello sfiatatoio, per cui – a meno di non essere un autòma da produzione industriale – non vedo altra possibilità alla delicatezza della manovra. Quanto ai “ventinove secondi”, credo che la mia sia una presa di posizione più che legittima rispetto all’infamante accusa di agonizzante strazio della durata di “30-40 minuti”; una lieve differenza, non crede? Certamente non contribuisce a rendere l’animale meno morto, ma sicuramente meno sofferente e, certamente, “onorato” e considerato come un’essere vivente, più che come un semplice quarto da macello.

      In ultimo. Non credo che i feroesi siano “morti di fame” e che cerchino compassione per potersi procurare del cibo gratuitamente, in rispetto della – e in contatto cólla – natura. Le alternative esisterebbero, ma sono valutate impraticabili sia per motivi finanziari (quest’anno sono stati raccolti 176.700 chilogrammi di carne per un valore equivalente a circa 2.367.780 €, esclusi gli eventuali costi di trasporto) che ambientali (importare via nave comporta un notevole inquinamento, che danneggerebbe i globicefali stessi). A conti fatti, la grindadráp è un “male più che minore”. Poi oh, se qualcuno crede che cibo a km-0 significa andare a piedi al discount dietro casa, forse non ha capito come funziona la natura!

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      • lei sostiene che le interviste sono manipolate. se lo fossero, si vedrebbero stacchi da montaggio e non ve ne sono. inoltre, lei non ha ancora dimostrato nulla. cioè ciò di cui parla è fuffa.. ha le prove per dire che i servizi sono manipolati? no. come fa a dire che le caccie sono solo cinque? ci sono indagini e studi clinici che dimostrano ciò che lei afferma? no, non ne ha fatto menzione. il fatto che il suo amico non abbia DANNI, a livello scientifico non vuol dire nulla. è un aneddoto, privo di qualsiasi valore in un’ottica scientifica. inoltre noto che il blog ha solo questo articolo. è evidente che è stato creato apposta, o come troll, o per vendere link e simili. insomma, se vuol combattere una presunta disinformazione, i mezzi e i modi sono altri. prove di ciò che afferma non ne ha portate

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      • “In senso generale la morale può essere definita come quell’insieme di valori e di regole, su cui vengono elaborate norme di carattere generale a guida dei comportamenti umani, condivise da un gruppo sociale in una determinata epoca storica.” (Sapere.it)
        Per “soggettiva” si intende “condivise da un gruppo sociale in una determinata epoca storica”.

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    • Rispondo riguardo alle Tradizioni. C’è anche la parte del sostentamento, ma mettiamo che sia solo una tradizione: non è la stessa tradizione che porta noi italiani a sgozzare nel segreto dei mattatoi milioni di agnelli a pasqua? non è la stessa tradizione che porta al tirare il collo a milioni di capponi per mangiarli nei cappelletti durante il pranzo di natale? non è la tradizione che porta all’uccisione di miliardi di maiali solo per farci fare la sbraciolata durante il ferragosto? perchè la loro tradizione deve essere cosi apiamente contestata mentre le nostre tradizioni no?

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      • le rispondo io: agnelli e simili sono allevati per questo. sono al di fuori dell’ecosistema. mangiarli NON danneggia l’ambiente. questi animali invece vengono ammazzati a scopo ludico. e non credo che sia per il sostentamento degli abitanti: primo, perché se così fosse, le tecniche e i numeri sarebbero diversi, secondo perché non mi pare che i supermarket scarseggino. senza contare che le carni non sono commestibili. l’autore dell’articolo è capzioso e di parte quanto il servizio delle iene. si è dedicato a smontare il loro servizio, ma non ha dimostrato che ciò che lui afferma è vero. anche nel servizio, molti hanno ammesso che la caccia in questione è una semplice tradizione priva di scopi di sopravvivenza alimentare

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        • Premesso che gli animali non vengono ammazzati a scopo ludico, dalle cinque grindadráp quest’anno sono stai ricavati 176700 chilogrammi di carne. Acquistare lo stesso quantitativo di carne importata sarebbe costato alla collettività più di due milioni di euro. Le carni, nonostante la presenza del mercurio, sono comunque commestibili, e sono molto ricche in selenio (che, tra le altre cose, minimizza i “danni”* causati dal mercurio), carnitina (una sostanza cui i feroesi sono legati per via di una malattia chiamata CTD), vitamine varie e omega-3. Quanto all’abbondanza dei supermercati, esistono isole che ne sono sprovvisti, e spesso in inverno i rifornimenti tardano ad arrivare. Per non menzionare i prezzi!

          Quanto alle “ammissioni” dei feroesi, chi mi garantisce che le interviste non sono state manipolate? La cosa non mi stupirebbe affatto.

          *danni da mercurio: il marito feroese di una amica italiana che vive lassù è uno dei bambini che è stato seguito dal Dott. Weihe (quello che sconsigliava di mangiare carne di globicefalo). Nonostante lui ne abbia sempre mangiata, i suoi valori sono uguali a quelli di chi non ne consuma. Ma guarda un poco!

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